domenica 26 marzo 2017

Girls got the power: le ballerine di Welcome to Insomnia


1.       Ci dite brevemente chi siete e come mai siete state chiamate a partecipare al video di “Welcome to Insomnia”?
 Sono Valentina, ho 18 anni e sono una studentessa del liceo linguistico A. Greppi. Ho partecipato al video “Welcome to Insomnia” grazie alla proposta del professor Alzati del quale ho fatto conoscenza alla scuola secondaria di primo grado E. Fermi di Cassago Brianza. Facevo parte del corpo di ballo della scuola, ideato da un gruppetto di tre ragazze, me compresa.  Mi chiamo Viola, ho 14 anni e sono la sorella di Valentina. Ho partecipato al video del professor Alzati poiché anche io facevo parte del corpo di ballo della scuola. Sono Caterina e ho 14 anni. Ero in classe con Viola e insieme abbiamo preso parte al corpo di ballo della scuola.

2.       Come è nata l’idea della coreografia del riff della canzone? A cosa vi siete ispirate?
-          (Valentina) La coreografia è stata principalmente creata da me con l’aiuto di Viola perché Caterina non frequenta corsi di ballo. Tuttavia è stata molto d’aiuto giudicando la coreografia dal punto di vista di uno spettatore. La coreografia è nata ascoltando il ritmo del riff e abbiamo cercato di ispirarci al testo della canzone. Per questo motivo molti dei passi sono “secchi” e non fluidi.
-          (Viola) Ho aiutato Valentina nella creazione della coreografia. Principalmente ho cercato di aiutarla con la così detta “pulizia”, ovvero cercavo di correggere i passi che venivano male e ne proponevo di nuovi per migliorare il pezzo
-          (Caterina) Non essendo una “vera” ballerina ho cercato di aiutare le mie compagne da un punto di vista esterno. Riferivo, quindi, quando un passo mi sembrava sgraziato o poco bello in quanto spettatrice.

3.       Come è stato ballare nella città di Insomnia (Consonno) indossando le maschere da fantasmi?
-          (Valentina) L’atmosfera era davvero suggestiva. La canzone e le maschere da fantasmi erano elementi che si addicevano perfettamente al luogo abbandonato
-          (Viola) è stata un’esperienza nuova e diversa. Il luogo lugubre era perfetto per il tema della canzone
-          (Caterina) mi è piaciuta particolarmente l’atmosfera cupa della città che si abbinava perfettamente con la canzone

4.       Alcuni esperti hanno fatto notare che è strano accostare un video rock horror  classico con una coreografia fatta da ragazze molto giovani, voi cosa ne pensate?
-          (Valentina) Penso che i giovani siano il futuro, in qualsiasi ambito della vita. Quindi perché no? Un po’ di gioventù non guasta mai!
-          (Viola) I ragazzi hanno bisogno di nuove esperienze e questo è un esempio perfetto. Perché toglierci la possibilità di compiere nuove avventure?  
-          (Caterina) è stata un’esperienza magnifica, i ragazzi hanno il diritto di avere possibilità diverse come questa.

5.       Cosa ne pensate del romanzo “Welcome to Insomnia”? Avete trovato affinità con qualcuno dei protagonisti  o dei temi trattati?
-          (Valentina, Viola, Caterina) Abbiamo letto il libro insieme un pomeriggio per poter trovare ispirazione per la coreografia. È un romanzo che rappresenta la vita di un gruppo di adolescenti che superando momenti difficili stanno crescendo. Ecco perché da adolescenti, ragazze così giovani, che rappresentano in qualche modo quel gruppo, eravamo adatte a rappresentare la canzone e il romanzo. Ci siamo immedesimate in particolare con la figura di Emma perché rappresenta colei che riesce a tenere unito il gruppo. 

Grazie ragazze, penso anch'io che sia stato molto interessante il vostro approccio alla canzone e che abbia contestualizzato il romanzo che è rivolto ai giovani (dai 9 ai 99 anni!). Complimenti e grazie anche per le vostre parole decise e determinate: Department of Youth: you've got the power! (Alice Cooper)
                                                                                                                                   Gianluca Alzati

sabato 18 marzo 2017

I protagonisti: ciao, grande Gio!


 
“Anche Giovanni quella sera era alle prese con il compito di italiano. Lui di paure non aveva che l'imbarazzo della scelta e non erano certo quelle dei fantasmi. Giovanni era il classico ragazzo sovrappeso, come ce ne sono tanti a quell'età in cui non sei né carne né pesce. Lui però di carne e, soprattutto di adipe, ne aveva accumulato in abbondanza tanto che il suo soprannome era Piggy e a lui certo non faceva piacere.” (…)

“Era un grande esperto di rocce e in particolar modo di fossili.” (…)

“I suoi pezzi più pregiati erano due: la prima era una felce databile circa 200 milioni di anni della quale si vedevano ancora nitide le impronte delle piccole foglioline sull’esile fusto che le sosteneva. L’avevano trovata scavando in una cava ancora in attività, muovendosi pericolosamente tra cariche di dinamite ancora inesplose e dopo aver scavalcato faticosamente la recinzione rischiato di rimanere incastrato come un mosca nella tela del ragno. L’altro cimelio era un pesce. Il suo primo pescetto, come diceva lui. Un esemplare bellissimo perché si era fossilizzata anche la lisca, le pinne caudali e addirittura l’occhio. A quella testimonianza della vita nella preistoria, eternata su una sottile e delicata lastrina di calcare chiaro, era particolarmente affezionato e diceva che la avrebbe regalata solo se avesse incontrato una persona veramente speciale che l’avrebbe apprezzata.” (tratto da “Welcome to Insomnia” Teka edizioni 2016)

Per tratteggiare il personaggio di Giovanni mi sono ispirato alla figura di un mio grande amico: Giovanni Landra. Grande in tutti i sensi, sia per il suo fisico importante, sia per l’affetto che provo per lui. Il Gio, come lo si chiamava abitualmente, era in origine un amico di mia moglie, conosciuto in università e davvero cultore di grandi passioni come quella per i fossili e per la geologia che poi sarebbe diventata il suo lavoro. Qui si fermano i riferimenti biografici al personaggio del romanzo, nel senso che tutta la questione degli atti di bullismo subiti, del suo rapporto con il cibo e di come ha vissuto la sua adolescenza, sono stati da me inventati di sana pianta. Anche perché io a quell’epoca della sua vita, neppure sapevo che esistesse. Semplicemente, come spesso accade agli scrittori, si riesce meglio a raccontare qualcosa o qualcuno che si conosce, dunque, avendo bisogno di un ragazzino con quelle caratteristiche per parlare del problema dei rapporti difficili che spesso in età adolescenziale si hanno con il proprio fisico che cambia, mi è sembrato naturale ispirarmi alla figura del Gio, il mio gigante buono preferito.
 
 
Per me Giovanni in questi anni è stato sinonimo di avventura: con lui siamo davvero andati alla ricerca di fossili in luoghi impervi e proibiti come la cava di Suello, ma anche ad ammirare suggestive collezioni in Svizzera al Museo di Meride e in cento altri luoghi affascinanti che conosceva solo lui. Ti veniva a prendere, ti caricava nella sua macchina-carapace e via che si partiva per un nuovo viaggio che non avremmo più dimenticato. Con Giovanni si poteva parlare in modo approfondito di tantissimi argomenti: di cinema ( Gio, chissà cosa pensi dell’ultimo episodio de “Lo hobbit”) di musica (e chissà cosa mi avresti detto del video di Welcome to Insomnia, ricordi, ci avevi portato proprio tu per la prima volta a visitare Consonno!) di libri e di fumetti, magari davanti ad un buon bicchiere di birra artigianale. Era un piacere conversare con lui, non ti accorgevi che il tempo passava e i dieci minuti diventavano ore. In politica avevamo idee diverse, ma questo non ti impediva, caro Gio, di leggere i miei libri sui partigiani e perfino venire alla festa dell’ANPI per sentirmi suonare! Sai perché? Perché eri una mente libera, ironica, a volte caustica e apparentemente burbera: una grande persona. Sicuramente vi sarete chiesti perché spesso, parlando del Gio, ho usato i tempi del passato. È solo perché il grande Gio, da ormai due anni, ci ha lasciato. Il suo cuore troppo grande ha smesso improvvisamente di battere in una fredda giornata di inizio gennaio. Il giorno prima sei venuto a trovarci, ci eravamo scambiati in ritardo i regali di Natale, sei stato con noi tutto il pomeriggio, poi ci siamo salutati dandoci appuntamento a presto. Se lo avessimo saputo non ti avremmo lasciato andare via, ti avremmo abbracciato più forte e ti avremmo chiesto di raccontarci un’altra delle tue bellissime storie. Ogni volta che guardo il tuo “primo pescetto” nella vetrinetta sono fiero di averti conosciuto e penso che non ringrazierò mai abbastanza Raffaella per averci fatti incontrare. Ciao Gio: perdonami se ti ho simpaticamente evocato in questa piccola storia di fantasmi, ma avevo bisogno di sentirti ancora una volta vicino.
Gianluca

sabato 11 marzo 2017

I protagonisti: intervista alla "Emma" del video!



"Emma era rispettata, forse perché così diversa, riflessiva e pacata: una vecchia saggia nel corpo di una ragazzina con lunghi riccioli rossi e occhi verdi!"
 
Ciao Debora, cosa hai pensato quando Gianluca Alzati si è presentato a casa tua nei panni di Marcus Stranaluna?

 Quando ho visto Gianluca per la prima volta devo ammettere che un po’ mi inquietava! Si è presentato con vestiti scuri, occhiali con teschi e solo poco dopo ho notato che aveva un teschio anche in mano.  Allo stesso tempo, però,  era un personaggio che mi incuriosiva, non vedevo l’ora di scoprire che cosa avrei dovuto fare.


Come è stato interpretare nel video la parte di un personaggio di un romanzo?

È stata una bellissima esperienza, mi sono sentita parte di una storia e proprio per questo ho cercato di impegnarmi al massimo per immedesimarmi nel personaggio che dovevo rappresentare. Avere come set Consonno, città fantasma,  e come sottofondo musicale la canzone di Gianluca, mi è stato molto utile, mi sembrava di essere proiettata in un altro mondo.
 
      Al di là delle caratteristiche fisiche, trovi di avere qualcosa in comune con Emma o con qualcuno  dei personaggi del libro?

 Sì penso di essere in parte simile a Emma. Oltre all’aspetto fisico, sento di essere anch’io piuttosto introversa e riflessiva, tendo a tenermi alcune cose per me, a non dire sempre tutto ciò che mi passa per la testa. Anche nel modo di affrontare le paure mi sento vicina alla protagonista: mi spaventano e a volte mi bloccano ma proprio per questo sento di dover trovare la forza di abbatterle, affrontando i miei “fantasmi”.

 


Mattia Conti, il regista, è tuo fratello, com’è stato essere diretta da lui?

 Mattia mi ha già diretta in altri lavori ma è sempre strano averlo come regista. Sul set ha le idee ben chiare e anche se sono sua sorella non mi fa “sconti”, se una scena dev’essere girata in un certo modo e c’è qualcosa che non va, me la fa rifare fino a quando è perfetta. Il vantaggio è che, conoscendolo bene, spesso capisco al volo che cosa ha in mente e mi riesce più facile svolgere la scena così come lui l’ha pensata. In generale però, quello che mi piace dell’essere diretta da lui, è che riesce sempre a metterti a tuo agio e a farti capire concretamente cosa vuole da te e da quella scena, aiutandoti ad entrare perfettamente nel personaggio. A volte penso che abbia davvero una pazienza infinita.
 
 
     Sappiamo che hai già recitato in altri film, qual è stato quello che ti ha dato più soddisfazioni?

 Sì, ho recitato in diversi lavori indipendenti e posso dire che ognuno, una volta terminato e rivisto, porta delle soddisfazioni. Quello a cui sono più affezionata è sicuramente “Lucida e Spara”, un lungometraggio che ho fatto con Mattia e altri ragazzi. È stata la mia prima esperienza nella recitazione e con un ruolo da protagonista. Inoltre è stato anche il primo film che abbiamo presentato in diversi comuni ed è stato bello vedere l’interesse di così tanta gente intorno al nostro lavoro. Il cortometraggio che mi ha dato invece più soddisfazioni è “App’Love”, una produzione internazionale in collaborazione con dei videomaker polacchi diretti dal maestro Jerzy Zieliński. Il corto ha rappresentato la Polonia a Expo 2015 ed è stato poi proiettato nel padiglione polacco durante Expo.
 
Cosa pensi della canzone “Welcome to Insomnia”? è un genere che ascolti abitualmente?

 Non è un genere che ascolto spesso, ma devo dire che mi è piaciuta fin dal primo momento in cui Gianluca me l’ha fatta ascoltare. Mi piace sia il testo che l’arrangiamento e in più è una canzone che  non si scorda facilmente, la prima volta che l’ho sentita mi è rimasta in testa per giorni! E’ una cosa assolutamente positiva, secondo me è una canzone tutt’altro che scontata o anonima, non riprende melodie già sentite e ripetute, è davvero un buon lavoro.
 
Ultima domanda: il tuo trucco da “fantasma” è molto inquietante, come ti è venuta l’idea e chi lo ha realizzato?

Nel video c’era bisogno di un momento ancora più horror, per questo mi sono messa a cercare  tutorial che mi aiutassero a diventare un vero e proprio fantasma. Appena ho finito, allo specchio non mi riconoscevo. Spero di aver ottenuto l’effetto voluto.
Grazie Debora Conti, direi che ci sei riuscita perfettamente, parola di spettro ;)
 
 

martedì 7 marzo 2017

Ghost Remix Welcome to Insomnia


E così siamo arrivati al 7 marzo, data fatidica per chi ha letto o leggerà il romanzo. In realtà è solo, molto prosaicamente, la data del mio compleanno, ma nel libro è legata ad una maledizione e a una serie di fatti tragici e misteriosi che,  non per pura coincidenza, sono legati insieme e si risolveranno in modo rocambolesco ed inaspettato solo alla fine e, forse, neanche del tutto lì.

 Per festeggiare degnamente con voi che in questi mesi per centinaia di contatti, mi avete seguito su questo blog, motivandomi ad andare avanti con la vostra silenziosa, ma costante presenza (da un minimo di 50 lettori a post ad un picco di 170) ho pensato di ritardare il classico articolo del week end e pubblicarlo oggi con un piccolo, ma per me significativo regalo a tutti voi che avete sostenuto questo strano progetto di libro che parla di paure ma anche di famiglie arcobaleno, di bullismo, di legalità e di pericoli del web. Per ringraziare anche coloro che hanno visualizzato quasi duemila volte il video su you tube!

Ho  scelto dunque questa giornata fatidica (pensate che 47 anni fa, quando io nacqui, nevicava…) per pubblicare il remix della colonna sonora del romanzo, l’omonima “Welcome to Insomnia” che anche in questa versione non abbandona le sonorità del rock, ma diventa, citando il suoi autore, il mitico DJ Davie Terry: “La mia idea, cattiva, abbastanza tamarra e oserei dire un po' borderline come genere, perché incorpora elementi tipicamente progressive house per poi rallentare in un break che strizza l'occhio alle tendenze del momento come Trap e Future Bass, mantenendo però sempre il vibe dark della traccia originale.”



Grazie di cuore Davide! Io amo tantissimo questa versione “Gothic-dance” della canzone, voi cosa ne pensate?

Grazie ancora a tutti e ricordatevi…ci vuole coraggio ad avere paura!

sabato 25 febbraio 2017

I personaggi del romanzo: intervista esclusiva a Brema e Raise!


“I 2blood°S, il cui nome, dall’apparenza criptica e truculenta, era in realtà un raffinato gioco di parole che faceva riferimento ai gradi di parentela di sangue che separavano tra loro i tre membri del gruppo. Stranaluna infatti era cugino di secondo grado di Brema, eclettico poli strumentista, corista e fonico del gruppo, a sua volta cugino di secondo grado di Raise, giovanissimo chitarrista, grande fan degli assoli del più famoso ricciolone con cappello a tuba  della scena di Los Angeles. (…)

“Non si lamentavano più, ma il loro silenzio era ancora più inquietante anche perché, dietro di loro, in piedi, immobili e con gli sguardi vuoti e persi verso l’infinito, c’erano Hellen, Raise e Brema, vicini, ma contemporaneamente lontani e persi nelle loro orbite come i pianeti nel sistema solare: “Hellen, amici! Cosa vi è successo? Cosa vi hanno fatto?”. (tratto dal romanzo “Welcome to Insomnia”)

 
Sveliamo finalmente chi si nasconde dietro agli pseudonimi del romanzo: mi dite in breve chi siete e cosa fate nella vita, quando non interpretate la parte dei fantasmi?

Mi chiamo Matteo (Brema viene da Brescianini Matteo)  e faccio l’educatore professionale. Lavoro in un CSE con persone con disabilità.  Suono male un sacco di strumenti da circa 25 anni e canto da quando ne avevo tre. Ho una passione smodata per la musica di ogni genere (ma con una predilezione per quella afroamericana) che cerco di trasmettere ai bambini nei laboratori che svolgo in giro per le scuole primarie.

Ciao! Mi chiamo Riccardo in arte Raise e sono il chitarrista dei 2blood°S.
Nella vita faccio il magazziniere e appena ho un momento libero ovviamente mi dedico alla mia più grande passione, la chitarra.

Brema, ops, Matteo, è vero che tu le canzoni prima le fischi poi le suoni? Ci spieghi la tecnica?

Beh, è una tecnica nata tanti anni fa sotto la doccia, quando non suonavo ancora nulla, ma (come una volta mi ha detto un’ospite  di una RSA in cui facevo tirocinio) mi facevo musicoterapia da solo. Io fischio sempre (in bagno, mentre faccio le scale, in palestra, mentre dormo) e tendenzialmente improvviso. Quando mi capita di fischiare qualcosa di interessante prendo il telefono e mi registro. In pratica il mio smartphone è un manuale di ornitologia …

Raise/Ricky da dove viene questo strano soprannome? L'assolo di chitarra in “Welcome to Insomnia” è bellissimo, chi sono i tuoi “maestri” nel rock?

Il nome Raise viene da un progetto musicale chiamato “Raise the sound” non proseguito per il meglio causa imprevisti, ma comunque rimasto nel cuore.

Grazie, son contento piaccia l'assolo! I miei “maestri” sono coloro il quale mi han segnato nel più profondo. Pink Floyd, Dire Straits, Guns 'n Roses. I chitarristi David Gilmour, Mark Knoplfer e Slash sono un'icona per me e ovviamente prendo spunto da loro, cercando di tramettere il meglio di quello che ho appreso.

Teo, tu sei anche un lettore appassionato e un educatore esperto: ci dici cosa pensi del romanzo “Welcome to Insomnia”?

L’ho divorato in una giornata (a casa col ginocchio bloccato). Mi ha appassionato fin da subito e mi sono immediatamente creato la play List dei pezzi suggeriti (la “Insomnia compilation”). A tratti mi ha inquietato e appassionato. Mi sono subito affezionato alle storie dei ragazzi, forse perché un po’ assomigliano alle storie di tanti ragazzi con cui anch’io ho avuto a che fare.

Terminiamo con un altro aneddoto: è vero che il bellissimo master finale nasce dal fatto che i muri del tuo condominio sono... piuttosto sottili?

Ah ah, si. Dopo la registrazione e l’editing delle tracce mi stavo scervellando per trovare un amalgama convincente per il pezzo e mentre cercavo di fare il mix avrò ascoltato la canzone 1000 volte con le casse perché in cuffia il mix di solito viene un po’ falsato. La fortuna è che sopra di me abita uno a cui il rumore non da fastidio, anche perché è un bravissimo produttore di musica techno (Manuel Maga). Beh, volente o nolente ha dovuto ascoltarlo e il riff gli è piaciuto molto. Gli ho chiesto consigli e lui mi ha offerto la soluzione. Mi ha messo in contatto con un altro grande (Sylenth Project alias Daniele Reggiardo ) e abbiamo fatto il master via messenger tra Genova e Bollate. Non ringrazierò mai abbastanza entrambi.

Il risultato lo potete scaricare e ascoltare!

Grazie mille ragazzi, anche io non vi ringrazierò mai abbastanza per la bella avventura che è stata suonare con voi e comporre insieme le parole e la musica di “Welcome to Insomnia”. Salutatemi Hellen… se la incontrate!
                                                         Il vostro, sempre più fantasmatico, Marcus Stranaluna

 

 

sabato 18 febbraio 2017

“Rave party sventato ad Insomnia”: ma allora, è tutto vero!


“Mancava poco ormai alla mezzanotte e Davide era sparito dalla circolazione, forse già in cerca di qualcosa per tirar su il morale, così Luca decise di fare un giro per vedere cosa bolliva in pentola. La maggior parte di coloro che erano già arrivati e si stavano preparando ad abbandonarsi alle danze più sfrenate, erano allegre compagnie di quattro o cinque ragazzi che scaricavano dai bagagliai aperti casse di piene di bevande alcoliche di ogni tipo, come se si preparassero ad affrontare la traversata del deserto del Sahara a piedi. Dallo stereo di molte delle macchine proveniva già il tipico suono che avrebbe accompagnato i presenti per tutta la notte: tunz tunz tunz! Mano a mano che i minuti passavano si radunava una fauna sempre più varia ed eventuale: da gente che aveva la pelle più dipinta della Cappella sistina, a insospettabili studenti universitari con camicie e pantaloni più firmati di un contratto di assicurazione.” (tratto da “Welcome to Insomnia”)
 

 Ecco come io ho immaginato i momenti immediatamente precedenti ad un rave party ambientato nella ghost town di Insomnia.  In realtà, nella notte che racconto nel romanzo, il rave party si trasforma in una sorta di girone infernale dantesco con una musica di sottofondo più simile ad un pezzo dei Black Sabbath che al “tunz tunz tunz” da discoteca sotto le stelle, ma non voglio svelare altro per non togliere il piacere della scoperta a coloro che non hanno ancora letto il libro.
In questo “dietro le quinte” volevo però rispondere a tutti coloro che, incontrandomi nelle presentazioni  del libro, mi chiedono quanto di quello che racconto è successo davvero. Per prima cosa vorrei tranquillizzare tutti: ad Insomnia/Consonno non è realmente morto nessuno e ogni riferimento a fatti o persone reali ed esistenti è assolutamente casuale. E soprattutto, ci tengo a dirlo per i più sensibili: nessun fantasma è stato maltrattato.  Ma, come sempre, un fondo di verità c’è. Ad esempio, proprio in relazione ai rave party, quasi che gli organizzatori avessero letto il mio libro, ho scoperto che circa un mese fa c’è stato un tentativo di  organizzazione di un nuovo rave party, dieci anni dopo quello famigerato del 2007 al quale mi sono ispirato per la mia storia! Leggete l’articolo qui sotto per scoprire come è andata a finire:
 
 
"Olginate (Lecco), 24 gennaio 2016 – La festa è terminata ancora prima di cominciare. I carabinieri sabato sera hanno bloccato alcuni giovani che stavano allestendo l'ennesimo rave party a Consonno, il borgo fantasma di Olginate. A lanciare l'allarme sono stati i volontari dell'associazione «Amici di Consonno», che gestiscono un bar in quella che un tempo era la  Lag Vegas della Brianza e che hanno notato alcuni sconosciuti scaricare da un camper casse acustiche e mixer.
I militari, temendo che si ripetesse quanto successo in passato, quando a più riprese centinaia e centinaia di persone si sono date appuntamento clandestino nel vecchio paese dei balocchi, hanno subito identificato gli organizzatori del raduno e confiscato temporaneamente l'attrezzatura. Il pensiero è infatti immediatamente tornato al 29 e 30 giugno del 2007quando centinaia di giovani, durante un raduno a base di musica, alcol e droga, si sono accaniti su quello che resta del parco dei divertimenti a cielo aperto e sulla ex casa di riposo, causando danni per migliaia di euro e costringendo i pochi residenti  a chiudersi dentro le proprie case per difendere le proprietà.
Gli operatori del 112, prima che la situazione potesse sfuggire dal controllo, hanno immediatamente allestito pure posti di controllo in serie lungo l'unica strada di accesso alla frazione disabitata. Nel giro di mezz'oretta, anche tramite il tam tam della rete, si è così sparsa subito la voce che il ritrovo non autorizzato era saltato per "cause di forza maggiore", anzi causa forze dell'ordine."
(fonte: D.D.S. “Il Giorno”)

 

Voci incontrollate e assolutamente prive di fondamento riferiscono che sui muri della città siano comparsi graffiti raffiguranti l’inquietante silhouette del fantasmagorico Marcus Stranaluna  e che la prima canzone suonata a tutto volume dalle casse del nuovo rave fosse la versione dance del famoso brano “Welcome to Insomnia” remixata dal mitico DJ Davie Terry. In questo momento, mentre vengo portato in questura in manette per accertamenti, cerco di spiegare alle forze dell’ordine che io non c’entro assolutamente niente con gli organizzatori perché, in verità, la versione remix, che esiste davvero, è custodita nel mio caveau personale e verrà ufficialmente lanciata settimana prossima  proprio su questo stesso blog! E non sarà uno scherzo di Carnevale. State connessi e ne vedrete, anzi ne ballerete delle belle ;)

sabato 11 febbraio 2017

Le nuvole parlanti in Welcome to Insomnia


Il mio incondizionato amore per i fumetti nasce già da quando ero piccolo e leggevo “Topolino” che fu anche la mia prima fonte di guadagno quando, in estate sul viale nella pineta di Ravenna che portava alla spiaggia del campeggio, vendevo i numeri già letti a metà prezzo. Poi sono arrivati Tex e Zagor e il mio amore per la storia e la cultura dei Nativi americani, gli Indiani.  In seguito, ai tempi dell’università, sul treno, divoravo gli orrori dei Dylan Dog di Tiziano Sclavi. Poi è arrivato il momento della Marvel. Amavo soprattutto  i personaggi minori: Namor sub-mariner, il principe di Atlantide, ma soprattutto Ghost Rider e la sua moto fiammeggiante… mi ricorda qualcosa, ma cosa?
 
Poi, dopo aver adorato  il film maledetto  con Brandon Lee, ho scoperto che “Il Corvo” era tratto da un fumetto di James O’Barr. C’era il fantasma di un giovane chitarrista, morto di morte violenta, che  era sospeso tra la terra e il cielo…ma, dove l’ho già sentita questa storia? 
 
 La mia carriera di scrittore ha addirittura rischiato di cominciare come sceneggiatore di fumetti.  Era il 1998, da un anno collezionavo uno dei più bei fumetti di sempre: “Magico Vento”, lo sciamano bianco, che univa i miei due più grandi amori: la paura e il west.  Il primo numero si intitolava “Fort ghost”, dove il protagonista dai lunghi capelli lotta contro un esercito di fantasmi in un luogo maledetto… ma sì, ho già letto qualcosa di simile, ma dove?
 

Ma torniamo alla mia quasi carriera nel mondo delle nuvole parlanti. A quei tempi lavoravo come educatore in una cooperativa sociale e in un pomeriggio di primavera mi squilla il cellulare, un Motorola preistorico del peso di un paio di chili. Dall’altra parte Gianfranco Manfredi, l’autore di Magico Vento! Ha letto la mia lettera dove mi definivo esperto di Nativi americani, avendoci scritto la mia tesi di storia contemporanea e dove mi proponevo di affiancarlo nell’ideazione dei soggetti del suo fumetto. Quel giorno ho toccato il cielo con un dito anche perché lui stesso, in un paio di lettere che conservo gelosamente, mi suggeriva come procedere per studiare le tecniche di scrittura dei fumetti: il protagonista, la spalla, i cambi di scenario, le pagine in cui succedono i colpi di scena etc. Nei mesi successivi ho vivisezionato decine  e decine di fumetti, di sera, dopo il lavoro, nella mia stanza, alla luce di una candela posta in cima ad un teschio (finto). Poi ho provato a scrivere un soggetto e gliel’ho spedito. Lui ha lasciato passare un po’ di tempo, poi mi ha risposto, dicendomi che aveva deciso di continuare a scrivere Magico Vento da solo, non perché a me mancasse il talento, ma perché la storia che aveva in mente era talmente complessa e personale, che non poteva condividerla con nessuno. E così in effetti è stato fino alla chiusura della serie. Io ci sono rimasto molto male, ovviamente, ma ho apprezzato la sua sincerità e non lo ringrazierò mai abbastanza per quella telefonata e per quelle lettere.

Forse non è stato un caso che, dopo anni che non mi capitava più, nel mese di gennaio di quest’anno, due mesi dopo l’uscita di “Welcome to Insomnia” ho acquistato un numero di Dylan Dog. Si intitola: “Gli anni selvaggi”, a mio parere un piccolo capolavoro in una scena di crisi di vendite e di idee per i fumetti.  Parla della gioventù di Dylan, di hard e punk rock,  di suoni forti e tenebrosi, di amore e di morte, di fantasmi che sono più adorati da morti che da vivi. Ma chissà dove le ho già sentite queste storie? Forse è solo che le ho già vissute, quando ancora esistevo ;)